USARE LA BLACK HAT SEO PER IL POSIZIONAMENTO SUI MOTORI DI RICERCA

Fare black hat SEO significa utilizzare e manipolare alcune caratteristiche degli algoritmi sfruttati dai motori di ricerca per indicizzare un sito web. La ricorrenza in un testo delle parole chiave cercate dall’utente è ad esempio uno dei criteri di Google per valutare la pertinenza di quel contenuto con una certa ricerca.

Creare contenuti di qualità, utili agli utenti interessati ad un certo argomento, resta sempre la strategia migliore affinché un sito internet ottenga visibilità su Google. Questa infatti è la strategia che noi scegliamo per i siti web dei nostri clienti. Se si sceglie invece di creare contenuti di bassa qualità, ma strutturati su misura per fuorviare gli algoritmi dei motori di ricerca, ci sanno magari vantaggi a breve termine ma grandi svantaggi in prospettiva.

black-hat-seo - Akira Digital
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BLACK HAT SEO: LINK E PAROLE CHIAVE NASCOSTI

Una delle tecniche SEO di questo tipo più utilizzata è quella di inserire ripetutamente le parole chiave all’interno di un testo, anche di nascosto in modo che la lettura non risulti pesante. Si usa, quindi, lo stesso colore dello sfondo della pagina per “camuffare” la presenza di queste parole in alcuni punti. Anche i link nascosti rappresentano un modo subdolo per attirare l’attenzione dei motori di ricerca. Sebbene queste siano le pratiche più note ed utilizzate da chi sceglie di spingere un sito web in modo poco onesto, ne esistono molte altre.

Tecniche di blackhat SEO

Le altre tecniche di SEO “disonesta” sono:

  • il cloaking. È la creazione di una pagina diversa da quella che vedono gli utenti, rivolta solo ai motori di ricerca. Uno script mostra allo spider all’interno del sito una versione ad hoc della pagina web;
  • le pagine gateway doorway realizzate in modo scorretto. Queste non hanno vero contenuto utile o informativo, ma vengono create solo per essere indicizzate da Google e aiutare altre pagine del sito;
  • il desert scraping. Tramite tale tecnica si prelevano contenuti non più indicizzati dai motori e si riutilizzano nel proprio sito web;
  • il link spam. Si effettua usando software o circuiti automatici per fare link farm (scambiare link) ed accrescere la popolarità del sito.
black-hat-seo - Akira Digital
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Da cosa deriva il nome black hat attribuito alla SEO?

Per chi fosse incuriosito da questo nome e ne volesse conoscere il significato, ecco la storia. Roger Ebert,critico cinematografico statunitense, riferendosi al film del 1953 “Shane” notava come il cappello nero (in inglese “black hat”) nei film western fosse indossato tipicamente dal “cattivo”. Il “buono”, invece, portava sempre un cappello bianco. Questa contrapposizione simbolica è stata ripresa dagli informatici, parlando di hacker e di SEO. Questa definizione viene dunque attribuita agli esperti di posizionamento nei motori di ricerca che optano per tecniche poco lecite per scalare le SERP. Di contro, si parla di white hat SEO per riferirsi alle pratiche corrette per ottenere il posizionamento.

VANTAGGI E RISCHI DELLA BLACK HAT SEO

Utilizzando questo tipo di tecniche, i contenuti sono riconosciuti dai criteri di Google come validi e di buona qualità. Il lettore però impiegherà ben poco tempo a comprendere che invece questi testi non danno le informazioni richieste nella query. Tali tecniche risultano spesso efficaci nell’immediato magli stessi motori di ricerca prendono frequentemente contromisure che possono contribuire a “svalutare” i contenuti di bassa qualità per smascherarli in un secondo momento. Di conseguenza chi ha utilizzato queste tecniche sarà fortemente penalizzato per quanto riguarda il posizionamento nelle SERP. Considerata la gravità dei possibili rischi, un professionista che gestisce un sito web aziendale non dovrebbe mai optare per pratiche illecite di posizionamento sui motori di ricerca.

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